Un approccio somatico che ascolta il ritmo profondo del corpo per rilasciare le memorie emotive impresse nei tessuti e facilitare la guarigione dal trauma.
La stanza è immersa in una luce tiepida. Le mani poggiano delicatamente sui tessuti e percepiscono qualcosa di invisibile: un ritmo più profondo di quello del cuore e dei polmoni, quasi impercettibile. Una marea che pulsa sotto la superficie della coscienza.
Chi si avvicina per la prima volta alla terapia craniosacrale potrebbe pensarsi di fronte a una pratica esoterica. Eppure ciò che accade in quella stanza silenziosa ha radici profonde nella storia dell'osteopatia, della neurologia e della fisica dei fluidi.
Il ritmo craniosacrale — il lento pulsare del liquido cerebrospinale tra il cranio e il sacro — è il linguaggio attraverso cui il terapeuta dialoga con il sistema nervoso del paziente. Non si tratta di manipolazione nel senso convenzionale: si tratta di ascolto attivo del corpo.
Certificato nell'utilizzo della Terapia Cranio Sacrale, integro questa pratica con il mio lavoro clinico psicologico e con il TIR per il trattamento del PTSD complesso.
Osteopata americano che nei primi del '900 ipotizzò il movimento delle ossa craniche come correlato del sistema nervoso.
Neurochirurgo che nel 1983 pubblicò il primo manuale sistematico. Sviluppò il SomatoEmotional Release e la teoria delle «cisti energetiche».
Sviluppatore della Biodynamic Craniosacral Therapy, ispirata alla fenomenologia di Husserl e Merleau-Ponty: non agire sul corpo, ma creare spazio affinché guarisca da sé.
L'intuizione più rivoluzionaria di Upledger arrivò osservando i pazienti durante le sedute. Mentre lavorava sui tessuti, i pazienti spesso iniziavano a rivivere ricordi emotivi intensi, talvolta traumatici. Una donna aveva improvvisamente rivissuto un abuso subito da bambina. Un uomo aveva ricordato un incidente automobilistico, e con quel ricordo era scomparso un dolore cronico alla schiena.
Da questa osservazione nacque la teoria delle cisti energetiche: quando un trauma accade e non viene completamente elaborato, il corpo lo «incapsula», isolandolo per proteggere il sistema. Ma quella capsula rimane attiva, consumando energia, alterando la postura, influenzando l'umore.
Tecnica in cui il terapeuta accompagna il paziente nell'elaborazione delle memorie emotive che emergono durante la seduta, attraverso dialogo tissutale, regressione terapeutica e immagini mentali.
Il corpo non ha bisogno di essere «aggiustato», ma di essere ascoltato. Se il terapeuta crea uno spazio di ascolto profondo, il corpo spontaneamente ritrovava il proprio equilibrio.
Il mio approccio integra queste due tradizioni con la mia formazione psicologica: utilizzo la terapia craniosacrale come parte di un percorso più ampio che può includere il TIR per il PTSD, la psicogenealogia e, quando indicato, le Costellazioni Familiari.
Integrata con il TIR, la terapia craniosacrale supporta l'elaborazione corporea del trauma post-traumatico, raggiungendo strati che la parola da sola non riesce ad accedere.
Il ritmo craniosacrale riflette lo stato del sistema nervoso autonomo. Il lavoro sul ritmo aiuta a regolare l'attivazione del sistema nervoso, riducendo l'ipervigilanza.
Dolori cervicali, cefalee tensionali, dolori alla schiena senza causa organica chiara spesso hanno una componente di tensione fasciale e memoria somatica del trauma.
L'equilibrio del sistema craniosacrale influenza la qualità del riposo notturno e la capacità del sistema nervoso di entrare negli stati di riposo profondo.
Anche in assenza di sintomi specifici, le sedute craniosacrale favoriscono un senso di radicamento, chiarezza mentale e connessione con il proprio corpo.
Tensioni accumulate durante la gravidanza o il parto — con o senza consapevolezza esplicita del paziente — possono essere lavorate efficacemente attraverso la craniosacrale.
«Il corpo non ha bisogno di essere aggiustato. Ha bisogno di essere ascoltato. Se creiamo lo spazio giusto, spontaneamente ritorna al proprio equilibrio.» — Franklyn Sills, rielaborato da Egidio Francesco Cipriano
Le sedute si svolgono nello studio di Taranto (Viale Europa 139). Durata indicativa: 60–90 minuti. Colloquio conoscitivo .
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